Editoriale
 
A difesa della legalità
di Maria Luisa Campise
 
Come ogni anno, il primo numero di Press presenta alcune novità rispetto alla struttura dell’anno precedente. Tante piccole modifiche, sia di natura grafica, sia di struttura e contenuti, finalizzate a rendere la rivista più conforme alle aspettative e ai suggerimenti dei tanti Colleghi che fanno sentire alla Redazione la loro voce di lettori attenti nell’apprezzamento come nella critica costruttiva. Anche per questo troverete, a partire da questo numero, uno spazio dedicato alle ‘lettere’. Altra novità di rilievo è rappresentata dalla scelta di inserire all’interno della rivista alcuni brevi redazionali, su argomenti di attualità ed interesse generale per la Categoria, al di là di quello che è il tema “di copertina” che viene sviluppato attraverso le consuete interviste ed interventi. In questo numero troverete anche il testo integrale della lettera del presidente Claudio Siciliotti inviata al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a seguito della tragica scomparsa del presidente dell’Ordine di Castrovillari, Liberato Passarelli, assassinato nell’esercizio delle sue funzioni di curatore fallimentare. Liberato è stato colpito da tre dei sei colpi di pistola sparati nel suo studio professionale da un imprenditore cui aveva comunicato la decisione di non rinnovare il contratto di affitto d’azienda che insisteva su beni caduti in fallimento. Una decisione che sapeva perfettamente avrebbe potuto procuragli dei fastidi, ma che non ha esitato ad eseguire per tutelare gli interessi del fallimento. A poco più di un anno dalla tragica morte di Costanzo Iorio, ci ritroviamo nuovamente a piangere un Collega la cui unica colpa è stata quella di voler adempiere con senso del dovere il compito affidatogli dallo Stato per la tutela di un pubblico interesse. Questo Stato saprà ora essere vicino alla famiglia e ricordarlo come un suo servitore fedele e coraggioso? Questo Stato saprà rendersi conto che, per ogni tragedia di questo tipo, ci sono tante altre brutte storie di intimidazioni nei confronti di commercialisti che lavorano per i tribunali italiani guardando esclusivamente alla correttezza del loro operato, piuttosto che alla serenità del loro quotidiano? Questo Stato saprà esprimere indignazione qualora dovessero ripetersi, per di più su reti della TV pubblica, episodi di stereotipata denigrazione di una intera categoria professionale che, quando lo Stato chiama, fa con coraggio e serietà ciò per cui è chiamata? Essere persone oneste e inflessibili non è cosa semplice in questo Paese di indulti, di condoni e di leggi adattabili alla bisogna. Diventa però virtualmente impossibile se la società non è nemmeno disposta a riconoscerti quel ruolo e quella funzione, perché a quel punto la tua onestà e la tua inflessibilità non solo non vengono rispettate per quelle che sono, ma addirittura vengono considerate ingiustificato accanimento. Anche senza quel riconoscimento, noi continueremo comunque ad essere vicini allo Stato. È “colpa” del nostro senso del dovere e del nostro amor proprio. Fino a quando lo Stato continuerà a negarci quel riconoscimento e ad approfittarsi di noi?
N. 1 - Gennaio 2010
 
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